Maratone di Street Fighter tra la sagra della porchetta: quando i paesi scoprono il gaming
Photo: Infrogmation of New Orleans, CC BY 2.0, via Wikimedia Commons
C'è un suono nuovo nelle feste patronali italiane, e non è la solita orchestra che suona «Volare». È il jingle di Pac-Man. In un numero crescente di sagre, sagroni e feste di paese, tra la bancarella della pizzetta e il tombola solidale, sono comparsi cabinati arcade vintage, tornei di FIFA e tavolati di giochi da tavolo che attirano gente di ogni età — e soprattutto quella fascia tra i 15 e i 35 anni che storicamente svoltava davanti alla piazza.
Caso 1: la fiera che noleggiò un arcade
In una fiera autunnale dell'entroterra veneto, il gruppo giovanile della parrocchia ha avuto un'intuizione semplice: invece di puntare solo sui giostre, ha noleggiato quattro cabinati arcade originali — due shoot'em up, un picchiaduro e una versione di OutRun — e ha organizzato un torneo a punteggio con iscrizione di due euro. Risultato: la sala parrocchiale, normalmente il punto più caldo della festa per la cucina, è diventata anche il punto più affollato. Il parroco, si dice, ha chiesto se si può replicare a Natale.
Caso 2: la lunga maratona in Toscana
Un paese del chianti ha trasformato la vecchia scuola elementare dismessa in una «sala giochi» temporanea durante la festa del vino: torneo di maratona videoludica di otto ore, con classifiche a squadre e sponsorizzazioni locali che hanno coperto i costi dei premi. Il dettaglio simpatico? Il premio per il primo posto era una bottiglia di Chianti — che i vincitori minorenni hanno gentilmente ceduto ai secondi classificati.
Caso 3: le stanze di giochi da tavolo al sud
In una città pugliese, l'associazione culturale locale ha allestito, durante la festa patronale, una sala dedicata esclusivamente ai giochi di carte e da tavolo: Catan, Carcassonne, e un torneo di Scopa con iscrizione libera. La cosa interessante è che le due generazioni si sono trovate naturalmente divise per interesse ma unite nello stesso spazio: i nonni al tavolo delle carte tradizionali, i nipoti due metri più in là con i giochi da tavolo moderni. Nessuno se n'è lamentato, anzi.
Perché funziona (e perché era prevedibile)
La sagra è, per definizione, un evento comunitario: gente che si ritrova, cibo, competizione amichevole. Il gaming, nella sua forma più social — arcade, tornei di paese, giochi da tavolo — parla esattamente la stessa lingua. Non è un caso che i cabinati, nati proprio negli anni '70-'80 nei bar e nelle sale giochi italiane, siano tornati di moda: sono oggetti che portano con sé un'idea di socialità che il gaming online, per quanto affascinante, fatica a replicare.
C'è anche una questione pratica: noleggiare un cabinato costa relativamente poco, e le community locali di restauro — spesso gruppi Facebook molto attivi — sono disposte a collaborare in cambio di visibilità e di una serata di gioco organizzata.
Il risultato è una sintesi che nessuno avrebbe previsto dieci anni fa: la processione al mattino, il torneo di Tekken al pomeriggio, la pista da ballo alla sera. E in mezzo, un intero paese che si scopre gamer senza essersene accorto.